Prime due serate del Festival di Sanremo abbiamo ascoltato le ventisei canzoni in gara, votate da due diverse giurie demoscopiche. Nella categoria artisti sei cantanti sono stati temporaneamente eliminati e dovranno andare al televoto (minuto per minuto, le informazioni le trovate qui). Questi sono i nostri giudizi, adesso tocca a voi...
CATEGORIA ARTISTI
AFTERHOURS .- Il paese è reale
E’un cazzotto in bocca all’omologazione del festival. Ballata rock dal sapore vagamente ribelle. In questo festival sono talmente marziani da potersi permettere di cantare alla loro maniera i drammi della nostra società e di rinunciare al direttore d’orchestra. “Adesso fa qualcosa che serva, che è anche per te se il tuo paese è una merda”. Uno schiaffo all’immobilismo. “Adesso fate qualcosa che serva”: giovedì, nella serata dei ripescaggi votate gli Afterhours anche se non vi piacciono. Salverete il festival. VOTO 8.5
AL BANO- L’amore è sempre amore
…e Al Bano canta sempre la stessa canzone. Due toni più sotto, perché gli autori lo obbligano a far così. Ma sempre la stessa canzone. Per carità. VOTO 3
ALEXIA ft MARIO LAVEZZI - Biancaneve
Un po’ di ritmo, suvvia. Arriva a mezzanotte e un quarto abbondante. Bella fusione di voci, canzone in puro stile Mogol-Lavezzi ma si infila nelle orecchie che è un piacere. Alexia torna con l’energia che non le sentivamo tirar fuori da un po e a quarant’anni con quei capelli biondi è anche più carina di prima’. Lavezzi l’accompagna e a fianco a lei quasi sparisce. Ma va bene così. Festivalmente parlando è la canzone ideale: non la migliore del lotto, ma quella che ha le carte piu grosse da giocarsi per vincere. Per esempio il fatto che la canteremo presto in coro tutti quanti. VOTO: 9.5
MARCO CARTA - La forza mia
Strizza l’occhio alle radio ma è una sorta di vorrei ma non posso: vorrebbe decollare ma la canzone resta al piano terra. Meglio, infinitamente meglio della media delle canzoni dell’Amico di Maria, ma considerato che partivamo sottozero, c’è parecchio da fare ancora. “Sei il mio gancio il mezzo al cielo” lo cantava Baglioni in “Strada facendo”, una delle tante citazioni di questo festival. La risentiremo in radio e in fondo probabilmente lo scopo vero era questo. Forse riuscirà ad arrivare ai duetti: lì ci saranno i Tazenda. Gli daranno una robusta mano. Nel frattempo si iscriva ad una scuola di dizione: ha un accento impressionante. Più o meno come Meneguzzi, ha una platea smisurata che lo ama, è praticamente al riparo da rischi anche nelle prossime sere. Purtroppo. VOTO 5.5
SAL DA VINCI -Non riesco a farti innamorare
Gigi D’Alessio forever, non se ne può più. “E’sempre la stessa canzone che va, è sempre la stessa canzone che si ripete“, cantava Jovanotti. VOTO: 4
DOLCENERA - Il mio amore unico
Canta per prima e la fischietti subito. Un bel modo per cominciare. Una Dolcenera diversa, più romatica, meno dura, meno arrabbiata. Si fa apprezzare ed è pure caruccia. Lo era anche prima, ma con quel trucco dark non si notava appieno. Niente di straordinario, ma una bella canzone, senz’altro di qualità. VOTO: 7.5
GEMELLI DIVERSI - Vivi per un miracolo
Secchiate di banalità su un motivo alla loro maniera, con annesso ritornello orecchiabilissimo. Il fatto però è che di queste cose non ne parla nessuno ed incredibile come ci sia bisogno della musica per mettere sul piatto tutto questo. “Ce l’hai un attimo per me?” lo cantava già Ligabue. La canzone era “Hai un momento Dio” (”o Te o chi per Te, avete un attimo per me”?). Questo festival è pieno di citazioni. Danno energia. E posso anche piazzarsi bene. VOTO 8
FAUSTO LEALI - Una piccola parte di te
I figli so piezz’e core. Vecchio leit motiv che esce fuori ogni tanto, stavolta visto dalla parte del padre. Piccoli problemi di chi tiene famiglia, perché i figli sanno dire solo “Buonanotte e buongiorno”. Invecchia anche Fausto Leali, una volta cantava “Mi manchi” e ci piaceva molto di più. VOTO: 4
MARCO MASINI -L’Italia
Prego rileggersi bene il testo. Altro che brano ant-italiano. Piuttosto il pensiero che ci gira in testa è quello di Gaber: “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”. Ecco. Masini sta sulla stretta attualità e coi tempi che corrono rischia anche di vincere. Che poi non è che demeriti, perché il brano è bello, incazzato, lontano dal suo stile. Meglio il Masini di adesso che quello di dieci anni fa, senza dubbio. “E’un paese l’Italia di ragazze stuprate”. Provate a dirgli che non è vero. “Hanno dato all’Italia per volare nel cielo d’Europa una misera scopa“: è il verso più bello del Festival. Ma non ditelo a Silvio (e a Romano). VOTO 9
NICKY NICOLAI- STEFANO DI BATTISTA-Più sole
Una spruzzata di energia di quella buona. Dentro c’è il Jovanotti dei primi tempi e quello dell’ombelico del Mondo. Anima jazz, brano sofisticato, non convenzionale per la platea sanremese ma assolutamente inserito nei tempi moderni. Qualità al Festival, quasi un delitto. Con una interpretazione magica ma spontanea, non forzata. Il dubbio è: piacera alla giuria popolare? Per adesso quella demoscopica li ha premiati. A noi è piaciuto tantissimo, per tre minuti e mezzo sembrava il premio Tenco. Sublimi, quasi surreali. I migliori fra gli Artisti. Fosse per noi avrebbero già vinto. Ma con il televoto andranno a fondo. Votateli in massa, la musica di qualità merita un premio. VOTO: 10
POVIA - Luca era gay.
La cosa peggiore è che Franco Grillini dell’Arcigay, animato da buone intenzioni, invece che tagliargli le gambe, con quell’intervento a fine esecuzioni probabilmente gli ha tirato la volata. Non tanto con le giurie ma per il televoto dei prossimi giorni. A volte pensare prima di parlare sarebbe cosa buona e giusta. “Luca era gay e ora sta con lei”. Con lui era infelice, con lei no. Chi scrive è cattolico, ma non per questo apprezza un testo così assurdo. La canzone si regge solo sul ritornello, il resto è modestissimo. Lui dentro e gli Afterhours fuori, è questo che rovina il Festival. Il rischio è che possa anche vincere. VOTO 5.5
PATTY PRAVO - E io verrò un giorno là
Eterea, quasi fuggevole. Come fai a giudicare l’interpretazione di una cosi? Ha un potere strano: rende magico anche un brano modesto come quello che canta, una romanza con lievi influenze anni’70. Così alla fine resti col dubbio, non sai se t’è piaciuta o meno. Però cavolo, ha cantato Patty Pravo, come fai a mandarla fuori? Ragionamento col senno di poi: il pezzo da “musical”, da “opera” ha già vinto l’anno scorso, con risultati nefasti sulle vendite. Dunque riascoltiamola, merita. Poi però basta. VOTO 6.5
PUPO-PAOLO BELLI-YOUSSOU N’DOUR- L’opportunità
Avanti c’è posto. Dopo venti minuti di Benigni su Berlusconi, ecco il trio inedito (un duo più il soprammobile Youssou N’Dour, che canta si e no mezza strofa, come le Las Ketchup con Danny Losito nel 2004), che disserta dell’integrazione fra razze e popoli e della convivenza civile fra i medesimi. Noi siamo d’accordo ma chissà se avranno apprezzato dalle parte di via Bellerio a Milano. Comunque tranquilli, questo non è un Festival di sinistra. E nemmeno di destra. E’un festival par condicio: Benigni e questi tre da una parte, Povia e l’azzurra Zanicchi dall’altra. Due a due e palla al centro. Il brano è normalissimo (e banalissimo), si fa cantare, ma niente di speciale. VOTO: 6.5
FRANCESCO RENGA - Uomo senza età.
Omaggio a Pavarotti. Vorrebbe fare il cantante lirico, ma sa benissimo di non esserlo, così mette in scena una simpatica farsa, con un brano piatto anzi che no. “Angelo, prenditi cura di lei”: così vinceva nel 2005. Assonanze nel refrain del 2009. Pure lui non è che brilli per originalità. Al duetto, se c’arriva, sentiremo la versione giusta. VOTO: 5
TRICARICO - Il bosco delle fragole
La sorpresa non è il fatto che quest’anno sia andato ai ripescaggi, ma quella che l’anno scorso abbia strappato applausi. Uno come lui non è facile da mandare giù in un festival pop, coi suoi testi ermetici. A noi piace da morire, è surreale ed assurdo ma per questo assolutamente straordinario. Un poeta “maledetto” e stralunato, dalle musiche molto particolari. Ritornello che canteremo tutti quanti, comunque vada. “Non è che non ti capisca, è che non ho tempo”. Un genio. Incompreso, ma genio. VOTO 9
IVA ZANICCHI - Ti voglio senza amore
Nonna Iva torna a Sanremo a costo zero per il suo entourage: del resto in qualche modo deve pur spendere i soldi che noi le diamo per fare la Europarlamentare (Forza Italia). Gli autori sono gli stessi del melenso brano di Leali, ma le regalano una musica nettamente migliore. Vuole fare sesso senza amore. L’Iva ribelle non ce l’aspettavamo proprio. Apprezzabile il tentativo di modernizzare il suo stile canoro, ma il brano è piatto. Troppo. E infatti va ai ripescaggi, da dove se non sopraggiungeranno scossoni, prenderà direttamente la via dell’uscita. VOTO: 4.5
CATEGORIA PROPOSTE 2009
MALIKA AYANE - Come foglie.
Abbiamo chiuso gli occhi, ci sembrava di volare. Questo brano scritto da Giuliano Sangiorgi dei Negramaro è la cosa più bella sentita sul palco. Lei ha una voce straordinaria, ma lo sapevamo già. Il brano è nello stile del complesso salentino, nel loro lato romantico, una ballata d’atmosfera che si appoggia su un testo davvero poetico. E’una canzone lontanissima dai canoni radiofonici (e questo forse non la aiuterà in un voto in cui le radio peseranno per un quarto), ma è di una bellezza mozzafiato. La Sugar di Caterina Caselli ha calato l’asso. VOTO: 10
IRENE - Spiove il sole.
La “sponsorizzata” per eccellenza del Festival (giovedì canterà con papà Zucchero) sale sul palco e ci dà dentro per dimostrare che lei sa anche andare avanti sulle sue gambe. La canzone è un buon rock, la peggiore fra le quattro dei giovani eseguite ieri sera, ma pur sempre nettamente migliore delle sedici degli Artisti. “Oggi sono in downdowndown”. Energia allo shaker e linguaggio ggiovane. A volte anche forzatamente. Ci convince, ma solo in parte (vogliamo risentirla), ma intanto ci fa muovere sulla sedia e considerato che canta quasi all’una di notte, basta per promuoverla. Ma che vuol dire “Spiove il sole”? VOTO: 7.5
SIMONA MOLINARI -.Egocentrica
Il jazz sul palco di Sanremo, che scandalo! Addirittura la qualità in un festival di canzonette, ma non c’è più religione! Il nostro sogno è una jam session di questa ragazza con Nicolai e Di Battista. Brava, bella e soprattutto portatrice di un brano originale della quale è autrice di parole e musica. Il jazz vero, senza annacquarlo nel pop, a Sanremo non era mai venuto sinora, a SanremoLab hanno lavorato bene. Esecuzione swing pefetta, gioca con la voce che è un piacere. Ci vengono le lacrime agli occhi per la bellezza e al pensiero di cosa sarà il brano cantato con la Vanoni giovedì. Poi il pensiero va al fatto che per i giovani c’è il televoto per il 50% e che quest’anno il girone è di ferro e allora questa ragazza rischia l’ultimo posto. E tornano le lacrime, ma di altro tenore. Il premio della Critica ce l’ha già in tasca. VOTO 10
FILIPPO PERBELLINI - Cuore senza cuore
Il clone di Cocciante, nell’aspetto e nella canzone, che del resto porta la firma del cantante italo-vietnamita. Gran bel pezzo, molto radiofonico, voce potentissima, bella presenza (i settimanali per ragazzine impazziranno). Testo del figlio di Mogol. Tutto molto gradevole. Ha talento si vede ma quando canta è l’una e un quarto. Quanti l’avranno sentito? VOTO: 9
SILVIA APRILE - Un desiderio arriverà
Ci aspettavamo tanto, un po’ ci ha deluso. La canzone è bella, ma non ci convince. Perché nonostante l’abbia scritta Pino Daniele, è molto lontana dall’anima rock melodica dell’artista napoletana e s’avvicina invece allo stile melenso della ragazza reduce da X Factor. Canta a mezzanotte abbondante e quasi ci appisoliamo, salvo accorgersi sugli acuti che lei è bravissima. Esercizio di stile ottimo, canzone molto meno. Silvia Aprile ce la ricordavamo su toni molto più jazz., ma evidentemente anche per lei Sanremo è Sanremo. VOTO 6
ARISA - Sincerità
Signore e signori, la gara delle Nuove Proposte è già finita. Vince lei, ha già vinto, non c’è scampo. Qualsiasi cosa succeda. Senti la canzone e impari il motivetto in cinque secondi netti. Che poi non è nemmeno uno di quei ritornelli soliti di Sanremo, è una canzone fresca, allegra, proprio da suonare con un pianista come Lelio Luttazzi. Lei poi è così naturale ma così personaggio, sembra calata da Marte che a confronto Tricarico si è ambientato. Qualsiasi voto prenda da radio e dai colleghi critici (quest’ultimi peraltro già apprezzano), al televoto non ha rivali, prenderà un canestro di voti. Aveva proprio ragione Paolo Giordano del Giornale, con cui abbiamo avuto modo di discorrere: diceva che ci avrebbe stupito. L’ha fatto. VOTO: 10
CHIARA CANZIAN - Prova a dire il mio nome
Cosa valutiamo, il brano o la voce? Il brano va in crescendo, l’inizio è bruttino, poi migliora, il testo di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro sotto falso nome non è granchè, la melodia è molto complicata e va riascoltata almeno un paio di volte per essere assimilata. L’esecuzione è da manuale, lei è bravissima (oltrechè bellissima), canta con bella personalità e tiene bene la scena nonostante i diciotto anni e qualche stecca. Al terzo tentativo i Pooh mandano sul palco il figlio d’arte giusto… Nel complesso buono, senz’altro sopra la media di tutti gli Artisti messi insieme. Ma ci aspettavamo di più. VOTO 7
BARBARA GILBO - Che ne sai di me
E’una bella scoperta, perché è entrata quasi inosservata nel plotone e invece ha belle carte da giocarsi. Quelle vocali, quelle di autrice e anche perché no, quelle di telegenica. Testo autobiografico, musica molto ye-ye con assonanze tipiche napoletane e ritornello cantereccio. Una bella mescolanza di cose, se vogliamo anche in parte scontate, ma che messe insieme fanno un gran bell’effetto. Alcuni inserimenti molto belli, come il megafono con versi tipici partenopei a metà canzone. Lei si che fa onore alla musica napoletana, non Sal Da Vinci. VOTO: 9.5
ISKRA - Quasi amore
Dell’interpretazione non ne parliamo. Perché lei è bravissima, ma se fai da vent’anni la corista a Lucio Dalla ed hai cantato in tutti i più grandi palcoscenici del mondo non puoi non esserlo. La canzone ha grande atmosfera, Dalla ci teneva a far bella figura e le ha dato un pezzo di grandissima intensità. Tutto molto bello. Viene solo da chiedersi a chi convenga far vincere un’esordiente di 62 anni. Quale futuro musicale può avere. VOTO 9 alla canzone, 2 all’idea geniale di metterla in gara.
KARIMA - Come in ogni ora
Brano di atmosfera intepretato con stile. Lei è bravissima, ha una voce calda ed avvolgente, probabilmente il miglior prodotto uscito da “Amici” in tutte quante le edizioni. Soprattutto, dona una grande intensità e riesce ad emozionare, che non è facile quando stai per la prima volta su un palco così importante e canti quasi all’una di notte ad una platea che sta lì da ore. Grande fascino, come artista e non solo. VOTO 8.5